quantodurailsempre@gmail.com

Quanto dura il sempre

“E finalmente arrivò il settembre”, Antonio Tabucchi

antonio_tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 24 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012)

Tra le cose che Antonio Tabucchi continuerà a trasmettere a chiunque entrerà in contatto con la sua scrittura – nonostante l’apparente distanza che la morte lascia dietro di sé – c’è sicuramente l’amore per l’atto intrinseco del narrare.

Prima ancora del testo scritto, è la narrazione orale che caratterizza lo stile letterario e la personalità stessa dello scrittore pisano, per il quale il racconto è quasi uno specchio del tempo, un modo per applicarlo alla narrazione e per inglobarlo in una struttura perfettamente definita: ben diverso dal romanzo che tollera anche eventuali imperfezioni, ammortizzandole in un tempo narrativo molto più lungo, Tabucchi amava ripetere che il racconto è una forma chiusa e, una volta iniziato, va concluso nel piccolo spazio di tempo che ci è concesso. È una sorta di sfida contro il tempo di un equilibrista che, se scivola, fallisce.

E finalmente arrivò il settembre è forse l’ultimo, incompiuto racconto di Tabucchi, scritto nel 2011, a pochi mesi da quel 25 marzo 2012 in cui è venuto a mancare.
R
itrovato in un quaderno d’appunti dalla moglie dello scrittore, Maria José de Lancastre, è stato pubblicato postumo il 20 marzo 2015 su Internazionale (n. 1094 del 20/26 marzo 2015) e, nel settembre dello stesso anno, nella collana Zoom Flash di Feltrinelli.

Nelle brevi pagine che il lettore si ritrova a leggere quasi con bramosia, per respirare una volta di più l’atmosfera tabucchiana che sa al contempo convincere e stupire, sembra proprio che quell’equilibrista, purtroppo, sia scivolato prima di riuscire a raggiungere la sua meta.

Siamo in un villaggio del Trás-os-Montes (letteralmente “dietro le montagne”), una regione nel nord-est del Portogallo, tra il 1970 e il ’71, quando tutti pensavano che il salazarismo non sarebbe finito mai, che sarebbe durato in eterno.

Con la sua consueta maestria, Tabucchi ci inserisce subito nel contesto storico della narrazione, delineando già nelle prime quindici righe lo scheletro entro cui pulserà la storia che ha appena iniziato a raccontarci. O meglio, a riportarci, perché si tratta di una storia che qualcuno a sua volta gli ha raccontato e che lo scrittore, per non farla perdere nel silenzio, si accinge a fissare su carta.

Ecco allora che la voce narrante si rivolge a un ‘tu’, a qualcuno che quei ricordi li sta ascoltando di persona e che quei tempi riportati a galla li ha vissuti sulla propria pelle.

C’era bisogno di giovani Diquaddalmare, ma anche per chi viveva sul posto le cose non andavano per
il verso
giusto, ti ricordi la famiglia che aveva interessi in Africa per via delle Mercedes, quella tremenda signora elegantissima che sdottoreggiava di politica, il Portogallo è dappertutto, diceva cercando di scuotere la
permanente azzurra,
quando suo figlio morì in un attentato non la pensò più così,
e non la si vide più la sera alla piscina a farci lezione di geopolitica. 

E così, finalmente, arrivò il settembre.

È a Tabucchi stesso che è rivolto quel ti ricordi? Può darsi. L’ispirazione viene sicuramente dalla realtà, da un’amica alla cui memoria appartiene l’episodio su cui si basa il racconto e alla cui voce Tabucchi avrebbe voluto conferire il giusto riverbero.

E finalmente arrivò il settembre

Un viaggio di studio – nel Trás-os-Montes, appunto – organizzato da un docente di linguistica che guida i suoi studenti, tra cui la voce narrante, alla ricerca delle regole che sono alla base di alcuni fenomeni linguistici del portoghese. Perlopiù arcaismi di una lingua che in quella particolare zona era rimasta pressoché invariata.


Il villaggio portoghese in questione – di cui non viene ricordato il nome – è praticamente disabitato, vi si incontrano quasi esclusivamente castagni centenari dalle chiome illuminate da un sole accecante e uomini sopra i quarant’anni: i giovani sono Oltremare –
a pensarci ora non ho mai chiamato l’Africa col suo nome, l’ho sempre chiamata “Oltremare”, non ti fa ridere?, a me oggi sembra comico – a combattere la guerra coloniale portoghese. Anche i villaggi vicini sono deserti: a parte qualche anziano, gli abitanti sono tutti fuggiti in Francia per evitare la guerra.

[…] tutti quelli che allora avevano fra i venti e i trent’anni, se ne andarono a salto, passando la frontiera
da clandestini,
come fanno oggi i neri che arrivano da noi, ma a quell’epoca l’Europa unita
non pagava un Gheddafi perché li raccogliesse in campi di dolce sterminio, allora l’Europa era chiusa
ma molto più aperta di oggi, offriva possibilità a chi scappava.

Non sapremo mai se la ricerca andrà a buon fine e quali contributi potranno dare gli abitanti del villaggio agli studi di linguistica del docente e dei suoi studenti, perché il racconto si interrompe nel momento esatto in cui gli studenti posizionano il registratore sulla panca della chiesa, vicino alla sacrestia, per raccogliere le testimonianze dei parlanti. Un’altra frase era pronta per iniziare, ma di lei ci resta soltanto un timido “Il” che non vedrà mai il proprio soggetto.
E finalmente arrivò il settembre è così una storia alla quale Tabucchi ha tentato di prestare la propria voce per non lasciarla morire nella sua memoria e per restituirla ai propri lettori, perché non se ne andasse insieme a colei che gliel’aveva raccontata ma viaggiasse nel tempo. Una storia che invece, purtroppo, è andata via con lui.

La sua scrittura, nelle poche pagine che è riuscita a completare, riesce a toccare molte realtà – dalla guerra coloniale alle frontiere passate e attuali, dal tempo che corre via senza voltarsi indietro a una lingua che vive di tradizioni linguistiche arcaiche eppure rilevanti – dando vita a un racconto dal quale, per via dell’incompiutezza, trapela a maggior ragione tutta quella sospensione tipica di Tabucchi e delle sue pagine più famose – da quelle dell’avventuroso Notturno indiano alla narrazione epistolare di Si sta facendo sempre più tardi, fino ai racconti contenuti in Il tempo invecchia in fretta, solo per citarne alcune.

A due giorni da quello che sarebbe stato il suo settantatreesimo compleanno, anche dalla lettura di un semplice e frammentario racconto ci si può rendere conto di quanto la scrittura di Antonio Tabucchi risulti di un’attualità letteraria semplicemente affascinante.

9788858854198_quartaE finalmente arrivò il settembre
Antonio Tabucchi

Feltrinelli Zoom, 2015
Formato EPUB
Pp. 21    € 0,99

 

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *