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Quanto dura il sempre

Mantova: lancette in vista nella Torre dell’Orologio

“Che cosa è dunque il tempo?
Se nessuno me ne chiede lo so bene;
se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede,
non lo so…”

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La Torre dell’Orologio

Nel presentare ai lettori la raccolta di racconti Il tempo invecchia in fretta, Antonio Tabucchi tirava spesso in ballo questo passaggio delle Confessioni di Sant’Agostino, spiegando che si può scrivere di tempo senza chiedersi che cosa sia, lasciando semplicemente entrare la propria scrittura nel flusso del tempo.
Quello stesso passaggio è presente tra il primo e il secondo piano della Torre dell’Orologio di Mantova che prende il nome dall’orologio realizzato nel 1473 dal matematico e astrologo della corte dei Gonzaga, Bartolomeo Manfredi, e ospita al suo interno il Museo del Tempo e della misura.
Una prima riflessione, in effetti, può partire proprio da qui, da una domanda apparentemente banale come quella che ci si pone ogni volta in cui si vorrebbero riportare indietro le lancette dei propri giorni, e da una risposta che forse non avremo mai.

Articolato nei cinque piani della Torre del Palazzo della Ragione, in Piazza delle Erbe, simbolo di per sé – per la sua strutturale verticalità – di suggestione temporale, la narrazione ideale messa in mostra nel Museo del Tempo e della sua misura di Mantova ripercorre, ingranaggio dopo ingranaggio, le diverse percezioni e gli studi sul tempo mostrando la storia e il funzionamento dell’orologio costruito da Manfredi.

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Riproduzione del quadrante dell’orologio di Bartolomeo Manfredi

Si parte dalla Sala del Quadrante, nella quale si trova esposta una riproduzione del quadrante del caratteristico orologio di Bartolomeo Manfredi del 1473: si tratta di un orologio di tipo italico che presenta un quadrante suddiviso in 24 ore – al contrario degli orologi nordeuropei che avevano già quadranti di 12 ore con la dodicesima verso l’altro, come oggi – con la prima ora rivolta verso occidente, così da indicare la prima ora al tramonto, momento in cui, nell’Italia dell’epoca, si iniziavano a contare le ore del giorno.
Non compare la lancetta dei minuti perché all’epoca erano di secondaria importanza ed erano comunque leggibili dalla posizione della lancetta delle ore. Anche per questa imprecisione, nel corso dei secoli il quadrante è stato modificato, in quanto i minuti acquistarono un’importanza fondamentale finché, nel 1989, il maestro orologiaio Alberto Gorla ha riportato l’orologio alla sua funzione originale.
Oltre alle ore, l’orologio segnala anche le fasi lunari, l’equatore celeste, i pianeti e i segni zodiacali.

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Il pendolo

Diversi i reperti storici legati al funzionamento dell’orologio e mostrati nella sala, tra tutti la grande corona dello zodiaco e la più piccola corona del mese sinodico del 1473, poi utilizzata per segnare i quarti d’ora.
Al centro della sala si trova, inoltre, un pendolo di Foucault utilizzato per la verifica sperimentale della rotazione terrestre.

Passando intorno al pendolo e salendo al piano superiore – passando da pensieri filosofici a progressi scientifici, da Plauto a Richard Feynman, attraverso Sant’Agostino e Albert Einstein – si arriva nella Sala del Meccanismo, dove si può ammirare il meccanismo dell’orologio manfrediano nella ricostruzione del 1989 a opera di Gorla.

Un dispositivo complesso che si articola in due parti fondamentali:
la Macchina Astronomica – ricostruita da Gorla seguendo le indicazioni storiche recuperate da vari testi – che è costituita dal complesso meccanismo per l’autoregolazione della durata dell’ora nell’arco del succedersi delle stagioni e permette al segnale di arrivare all’esterno;
il Castello, che racchiude i meccanismi del tempo e della suoneria e determina il moto e il suono della campana.
Il Castello è suddiviso a sua volta in due parti: il Treno del Tempo sulla sinistra – messo in moto da un peso che scende al piano sottostante, al centro della Sala del Quadrante, equilibrato da un treno di ingranaggi – e il Treno della Suoneria sulla destra, che resta fermo per la maggior parte del tempo e viene sbloccato una volta all’ora, in modo da poter suonare la campana con il numero di rintocchi esatti di quell’ora (grazie alla ruota partiora che presenta denti di dimensione diversa, proprio per riuscire a dare ad ogni ora il numero esatto dei rintocchi necessari).

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Ingranaggi vari

Si sale poi verso la Sala degli Ingranaggi, contenente gli ingranaggi a cavallo tra ‘700 e ‘800 recuperati durante il restauro del 1989 e raccontati in una storia di ventidue tappe.

Si arriva così alla linea della misura del tempo, che scorre sotto forma di 70 pannelli lungo le pareti della Sala del Tempo: un percorso attraverso lo sguardo con cui l’Uomo ha sviluppato il senso del tempo, ogni volta basandosi sulla successione e la ripetizione degli eventi naturali per scandire i propri momenti di vita.

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Mantova vista dalla Torre

Diverse sono le scansioni principali e altrettanti gli oggetti connessi al tempo: il calendario con le fasi lunari scolpito su osso di mammut e ritrovato in Francia (35.000 anni fa), la prima clessidra e la prima meridiana rinvenute in Egitto, il meccanismo precursore degli orologi astronomici recuperato su una nave affondata lungo le coste dell’isola di Antikythera (I secolo a.C.), i primi orologi meccanici, gli orologi da torre per segnare le ore delle attività civili (XIV secolo d.C.), i primi orologi portatili a quarzo (metà XX secolo d.C.) e, infine, gli attuali campioni di tempo ottici.

Come in un’ideale scalata verso il tempo che verrà, ad accoglierci all’ultimo piano troviamo la Sala del Panorama, che ci apre le finestre su una splendida Mantova dall’alto, con Piazza delle Erbe sotto la Torre, i laghi che la circondano all’orizzonte e i dodici rintocchi del mezzogiorno in sottofondo.

4 Commenti

  1. Arianna

    Wow!

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    1. AleGiannitelli83 (Autore Post)

      Bella la Torre, vero?! 🙂

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      1. Luca Q

        Interessantissimo articolo, ricco di nozioni e curiosità ed anche fonte di riflessione su una materia così affascinante com’è lo scorrere del tempo, e come esso sia stato visto e studiato nel corso dei secoli. Bellissime le foto a corredo del testo.
        Mantova è da sempre in cima ai luoghi che devo visitare, ora ne ho un motivo in più.
        Appena avrò un po’ di tempo.

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        1. AleGiannitelli83 (Autore Post)

          Grazie Luca!
          Sono stata a Mantova lo scorso mese e non potevo lasciarmi sfuggire la Torre, considerando la mia passione per lo scorrere del tempo! 🙂

          Le foto le ho scattate personalmente, sono contenta di sapere che restituiscono almeno parte della bellezza del museo!
          Ti consiglio vivamente una visita a Mantova, è un piccolo mondo a sé e i laghi ne completano la magia!

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