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Quanto dura il sempre

“Netočka Nezvánova”, il romanzo che Dostoevskij lasciò incompiuto


Ad alcuni grandi scrittori ci si dovrebbe avvicinare a piccoli passi, leggendo per prime le eventuali opere lasciate incompiute o incomplete, perché proprio attraverso quell’incompiutezza – fortuita o voluta che sia – può nascere dentro di noi la sete della loro scrittura.

È il caso di Fëdor Dostoevskij (1821-1881) che, tra gennaio e aprile del 1849, pubblica sulla rivista letteraria «Annali Patrii» le prime due parti del suo terzo romanzo, Netočka Nezvánova. A ridosso della pubblicazione della seconda parte della sua opera, il 23 aprile 1849 Dostoevskij viene arrestato, accusato di essere un membro della società segreta sovversiva guidata dal politico e rivoluzionario Michail Petrasevskij e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo.
Intanto Netočka Nezvánova
 prosegue autonomamente il suo percorso e, senza la firma dello scrittore, ne viene pubblicata la terza parte, mentre Dostoevskij viene condannato a morte per mezzo di fucilazione.
Destino vuole che, a pochi minuti dall’esecuzione, la pena
venga commutata in una condanna ai lavori forzati. Lo scrittore trascorrerà i successivi quattro anni nella fortezza di Omsk, in Siberia. Terminato il periodo di pena, viene assegnato a Semipalatinsk (nell’attuale Kazakistan) nel ruolo di soldato semplice e quando nel 1959 – ormai dieci anni dopo la pubblicazione delle prime tre parti di Netočka Nezvánova – rientra finalmente a Pietroburgo grazie al favore dello zar Alessandro II, Fëdor è un uomo completamente diverso dal ragazzo che ha visto le braccia della morte a pochi passi da sé e che ha condiviso i suoi giorni con prigionieri di ogni provenienza ed estrazione sociale.

Negli anni successivi, lo scrittore prova a rimettere mano alla storia di Netočka, sistemandolo qui e là, ma decide ugualmente di non concluderlo.
Forse percepiva la compiutezza di quel troncamento, la giusta atmosfera psicologica in quegli interrogativi sospesi che fanno parte, in fondo, dell’uomo. Sicuramente è un peccato per la scarsa considerazione che viene riconosciuta a un romanzo tanto profondo e, per l’epoca, tanto audace, con una trama volta all’indagine psicologica ed emotiva tipica dello scrittore russo:

Anna – chiamata affettuosamente Netočka da sua madre – ha soltanto nove anni quando inizia a prendere coscienza della sua situazione familiare ed è “soltanto” a quell’età che la riporteranno i suoi ricordi, una volta adulta.
Figlia di un’istitutrice e di un vecchio funzionario morto improvvisamente, la bambina assiste sin da piccolissima al lento e doloroso declino fisico e psicologico della madre che, una volta rimasta vedova e più povera di prima, sposa Efimov – un musicista inappagato e dissipatore del denaro altrui –e si riduce ai lavori più umili per tenere in piedi la famiglia.
Efimov coinvolge sempre più Netočka nei suoi deliri artistici e psicologici, innescando in lei una lacerazione affettiva e ponendola contro la madre.
Alla morte dei genitori, il principe H., ritrovatala svenuta davanti al portone del proprio palazzo e riconosciutala quale figliastra di Efimov, decide di accoglierla in famiglia come una figlia.
Tra le mura di quello stesso palazzo tanto contemplato fino a poche sere prima – quando, dalla finestra della sua umilissima soffitta, si incantava a osservarne lo sfarzo, le luci e le ampie tende rosse – Netočka fa la conoscenza della coetanea Katja, la figlia del principe, per la quale inizia a provare un sentimento più grande di lei, duramente osteggiato dalla principessa, mostratasi sin dal primo giorno esageratamente severa nei suoi confronti.
In seguito a una malattia del fratello minore di Katja – Sasa – l’intera famiglia del principe è costretta a trasferirsi da lui a Mosca e Netočka – allora sedicenne – rimasta da sola con l’educatrice Madame Léothar (la quale, per ragioni di famiglia, non può trasferirsi a Mosca), segue quest’ultima nella casa in cui passa a servizio: quella di Aleksandra Michajlovna, figlia di prime nozze della principessa, in compagnia della quale si innamorerà dei libri e per la quale inizierà a provare un sentimento indecifrabile, scatenando l’odio di Piotr, marito di Aleksandra. Le conseguenze saranno drammatiche.

Talvolta – e questo mi succedeva sempre più spesso – provavo un terribile bisogno di rimanere sola e di pensare,

di pensare senza tregua: certi momenti somigliavano a quel tempo, in cui vivevo ancora coi genitori,

allorché da principio, prima ancora che avessi stretta amicizia col patrigno, per un anno intero avevo riflettuto,

osservando dal mio cantuccio il mondo che mi circondava,

di modo che alla fine ero diventata del tutto selvaggia in mezzo agli spettri fantastici, creati da me stessa.

Se non il primo, Netočka Nezvánova è sicuramente uno dei pochi libri della metà del 1800, scritto da un uomo, nel quale la narrazione è completamente affidata a una voce femminile che racconta la propria storia in prima persona.
Una storia raccapricciante, fatta di assenze e di urgenze affettive, di una madre e un patrigno che riversano il proprio male di vivere su una bambina di nove anni, Netočka, la quale si troverà costretta a schierarsi con l’una o con l’altro e, dopo la loro morte precoce, a riversare il suo profondo bisogno d’amore famigliare su chi non potrà ricambiarlo fino in fondo.
Caratteristico e alquanto insolito per l’epoca, inoltre, è anche l’inserimento di un sussurrato (ma esplicitamente raccontato attraverso i pensieri e i piccoli gesti di Netočka) sentimento omosessuale tra la protagonista e la sua coetanea Katja.

… io quasi non capivo quel che avveniva in me. Tutto mi si agitava dentro per una nuova inesplicabile sensazione,
e non esagero dicendo che soffrivo, mi tormentavo, a motivo di questa nuova sensazione.

In alcuni punti la narrazione risulta un po’ lenta, soffermandosi eccessivamente su singoli momenti. Per il resto, però, una pagina tira l’altra ed è davvero un peccato che la storia si interrompa in un momento chiave per la comprensione degli eventi.
Tuttavia, nonostante il vertiginoso crescendo venga bruscamente troncato, l’approfondimento psicologico dei personaggi – e, dietro di loro, dell’essere umano nella sua grande varietà di individui – è già presente nelle pagine precedenti, a volte nascosto tra i pensieri della protagonista, altre esplicitamente mostrato dai gesti degli altri personaggi. 

Una lettura che andrebbe affrontata pur sapendo dall’inizio che non ci regalerà la soddisfazione di una conclusione appagante, eppure forti della certezza che ci farà riflettere attentamente sui nostri comportamenti e sulla raccapricciante realtà di una bambina nata come personaggio e cresciuta accanto a noi durante la lettura.

Netočka Nezvánova                                                                Netočka Nezvánova
Fëdor Dostoevskij                                                                       Fëdor Dostoevskij
Traduz. di Igor A. Sibaldi                                  Traduz. di Eva Amendola Kühn
Garzanti, 2003                                                                                      Mursia, 2009
Pp. XXXIV + 184    € 8                                                                       Pp. 166    € 14

2 Commenti

  1. Davide

    Interessante leggere un articolo su un romanzo così misconosciuto di Dostoevskij, specie quando quest’articolo è scritto con competenza e, soprattutto, con amore. In Netočka Nezvánova c’è già tanto del grande scrittore: l’introspezione, i temi dell’infanzia e dell’innocenza violata, l’abile costruzione dei personaggi, la bellezza della scrittura che, sebbene in parte imputabile al rimaneggiamento successivo, rende questo romanzo stilisticamente superiore ad altre prove giovanili. Forse non sono del tutto d’accordo con “in alcuni punti la narrazione risulta un po’ lenta, soffermandosi eccessivamente su singoli momenti”, perchè è anche in quei singoli momenti che emerge la grandezza dell’autore: come in quelle deliziose pagine in cui descrive l’iniziazione letteraria di Netočka, così vere e così simili all’esperienza di chiunque scopra il meraviglioso mondo della lettura. E finisca, almeno in parte, per preferirlo al mondo reale. Certo, è un peccato che non si possa seguire sino in fondo la crescita di quest’anima. Ma forse, come altre opere incompiute, ha il privilegio di immergerci nell’immaginazione di ciò che avrebbe potuto essere, di renderci in qualche modo “autori” della sua storia.

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    1. AleGiannitelli83 (Autore Post)

      Ciao Davide!
      Anzitutto ti ringrazio per aver lasciato la tua opinione e per le cose che scrivi riguardo la recensione!
      È incredibile come questa prova “acerba” sia un concentrato sopraffine delle tematiche dostoevskijane, vero?
      Quanto alla lentezza, io in alcune pagine l’ho un po’ sofferta, nel senso che l’empatia con Netočka e la profondità della storia secondo me non avrebbero perso nulla senza alcuni particolari…
      Concordo però con te sul fatto che molti dei particolari che Dostoevskij regala al lettore sono preziosi e arricchiscono la storia.

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