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Quanto dura il sempre

“Sofia si veste sempre di nero” di Paolo Cognetti

Sofia esce ed entra dalla sua vita senza troppe parole, senza preavvisi né saluti.
Sofia non ama salutare.
A malapena la sentiamo nascere di notte, settimina, senza pianto né respiro.
La ritroviamo a 8 anni, nascosta all’ombra della crisi matrimoniale dei suoi genitori e del mutismo malato di sua madre.
La seguiamo nei suoi cambiamenti, ne percepiamo chiaramente gli stati d’animo e ne immaginiamo le espressioni, anche quando non le troviamo scritte per esteso.

Quando usciva di casa non salutava mai.
Non salutava la mattina appena sveglia, non salutava la sera andando a letto,

e non avrebbe salutato nemmeno prima di sparire.

È questo l’aspetto che più colpisce della scrittura di Paolo Cognetti, questa sua abilità nel costruire delle frasi complete ed esaustive con uno stile asciutto e selettivo.

Sofia si veste sempre di nero (Minimum Fax, 2012) è sì il primo romanzo di Cognetti – noto come scrittore di racconti – ma ha una struttura poco romanzesca e molto frammentaria.
La storia di Sofia viene difatti a formarsi nella mente del lettore attraverso dieci racconti della sua vita, dieci episodi che, messi uno dietro l’altro – ma l’ordine non poi è così importante – vanno a dipingere un quadro completo della personalità e della fisicità della protagonista, del suo background e di tutte le persone che le sono ruotate intorno nei ventott’anni di vita che ci vengono raccontati.

Nasce da una madre che ha rinunciato alle sue aspirazioni artistiche per sposarsi – già in attesa di lei – e da un padre incapace di restare accanto alla depressione di sua moglie senza cercare fuori dall’ambiente familiare la propria tranquillità.
Cresce quindi in una famiglia in perenne crisi, che dalla città si trasferisce in un complesso residenziale nel mezzo di un parco, “con i giardini curati e un sacco di spazio per i bambini, case dall’aspetto gradevole e nell’aria un buon odore”, per tentare di ritrovare l’equilibrio perduto. Un posto che però “prevedeva una sola esistenza possibile, quella di una coppia sposata con un paio di figli e un cane”.

In prima media aveva convinto i professori che il nome sul registro era sbagliato,

perché lei era soltanto in affidamento e non erano state ancora completate le pratiche di adozione.

La sua storia passa attraverso diverse forme narrative: dai ricordi per immagini ai fotogrammi di un film che la vede protagonista, dai suoi oggetti in camera che raccontano parte della sua infanzia fino agli occhi che lo stesso Cognetti presta al personaggio di Pietro, aspirante scrittore che conosce Sofia e si basa su ricordi effettivi mescolati alla sua fantasia per scrivere quello stesso romanzo che stiamo leggendo.

«Ci sono ancora tante storie che non so».
«Oh be’, Pietro, inventale. Non sono mica le sacre scritture. Ti do il permesso, usa la fantasia».

Personalmente, lo definirei un romanzo di istantanee, prima ancora che di racconti. Perché è questa la sensazione che si ha, quella di trovarsi di fronte a delle fotografie di vissuto da cui il narratore trae aneddoti e flashback.

Ridi di gioia e hai di nuovo nove anni, stai giocando con Mozzo in giardino;
piangi di solitudine e ti ritrovi nel tuo letto di quindicenne.

 

La rabbia invece ha vent’anni: l’hai appena imparata e messa via, per quando ti servirà ancora.
Sei la maestra e l’allieva della tua vita. Impari dalla te stessa del passato, insegni alla te stessa del futuro:
le persone normali si smarriscono lì dentro. tu ti ci muovi danzando.

Un po’ come la vita vera, che altro non è se non un insieme di episodi, avvenimenti singoli che si ricollegano e si intrecciano con i precedenti e i successivi, in cui persone e luoghi tornano e assumono significati diversi o diventano ricordi.
Sofia emerge dalla somma di tutti i racconti, in un quadro che l’autore va formando con tante piccole pennellate, a volte fatte di eventi macroscopici, altre volte fatte di dettagli infinitesimali, altre volte da assenze.
Di quadro in quadro, anche i tempi verbali cambiano, si adattano al contesto e al personaggio che viene preso in considerazione.

 

Paolo Cognetti

La scrittura è asciutta, frutto di un attento e ripetitivo lavoro di perfezionamento, di una meticolosa ricerca delle parole esatte per costruire la frase giusta, che sappia esprimere precisamente ciò che l’autore ha in mente.
Questa meticolosità fa sì che la storia risulti allo stesso tempo sciolta ma tagliente, spesso difficile da continuare a seguire senza la tentazione di chiudere il libro, eppure trainante, come uno stimolo in più alla lettura.
Spesso è sufficiente una frase per costruire un ambiente tutt’attorno ai personaggi e per descriverne il carattere, altre volte Cognetti usa il corsivo per parole e brevi frasi che richiamano l’attenzione del lettore su dettagli già sparsi in altri episodi: perché ogni racconto, pur fungendo da tassello del romanzo, risulta completamente autonomo e presenta tutti gli elementi che consentono di inquadrare i personaggi senza aver letto il racconto precedente.
Tra i dettagli seminati tra una descrizione e un dialogo, il leggero strabismo di Sofia è un elemento importante per il lettore, una caratteristica emotiva e caratteriale oltre che fisica: rappresenta la sua doppia natura, il suo approccio bivalente al prossimo e alla vita.

Così porti in giro le tue identità come sorelline litigiose, una che tira per correre avanti e l’altra che punta i piedi.

Negli anni si distacca gradualmente dalle sue fonti rinnovabili di sofferenza, cambia città, cambia vita, diventa un’attrice, cambia continente, sparisce.

Una volta mi aveva detto di avere un unico vero talento, quello di riconoscere la fine delle cose.

Più tardi ripensai a quella frase e immaginai che mi avesse salutato come facevano i suoi amici musicisti.
Posando la chitarra, avvicinandosi al microfono, guardandoti negli occhi e dicendo: «Ricordati di me».

Un po’ Holly Golightly di Colazione da Tiffany – per la sua evanescenza e il suo lasciarsi vivere dagli eventi – un po’ donna contemporanea alle prese con le difficoltà del restare a galla, Sofia si veste sempre del nero che la circonda, che si tratti di morte o di perdita di sé.

Paolo Cognetti
Sofia si veste sempre di nero
Minimum Fax, 2012
Pp. 208
14 euro

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