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Quanto dura il sempre

Hello September Book Tag!

Da un po’ di anni mi sono resa conto di provare strane percezioni tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
L’aria si fa più respirabile, fresca, ventosa; il sole inizia a giocare a nascondino tra le nuvole senza però restarvi nascosto troppo a lungo; i primi temporali sanno di rinascita e, se si ha la fortuna di poter trascorrere ancora qualche ora sulla spiaggia, lo spettacolo delle onde schiumose e agitate è assicurato.
Di fatto ho sempre vissuto il mese di settembre come un presagio di novità, di cambiamenti positivi, di rinascita: è ancora estate ma già un po’ autunno e il confine tra passato e futuro sembra quasi tangibile. Anche in ambito libresco!
Stando così le cose, potevo per caso lasciarmi sfuggire l’occasione per giocare con qualche aneddoto e per consigliarvi un po’ di titoli con “Hello September Book Tag”? Ovviamente no, quindi direi di iniziare!
[Tag ideato da SissyTube]

 

[1] Goodbye summer: la lettura estiva che hai preferito.

Andy Weir, L’uomo di Marte

Sicuramente L’uomo di Marte di Andy Weir (Newton Compton Editori, 2014).

Sono molti gli elementi che fanno di questo libro una lettura talmente piacevole da considerarla la migliore della mia estate, ma la caratteristica principale è il mix quasi perfetto tra la leggerezza dello stile e l’approfondimento dell’argomento trattato.
Inutile dilungarmi sulla trama e sui particolari, perché dedicherò un’intera recensione alla storia di Mark Watney – arrivata anche sugli schermi con la regia di Ridley Scott (The Martian, 2015); certo è che Weir riesce a intrattenere e a divertire con intelligenza, mettendo in atto una tale caratterizzazione del protagonista e del contesto da trasmettere al lettore la sensazione di trovarsi su Marte e di dover pianificare il ritorno sulla Terra passo passo con Mark. Anche a lettura ultimata.

 

 


[2] Hello September: un libro che hai intenzione di leggere questo mese.

Bonnie Nadzam, Lions

Lions di Bonnie Nadzam (Edizioni Black Coffee, 2017).

L’ho acquistato d’impulso a fine luglio, con la frenesia di ritrovarmi immersa fino al collo nella provincia americana del Colorado sotto il sole di agosto, rapita da quel poco che sapevo della trama: la storia di una cittadina rurale (Lions) in crisi economica e dei suoi cittadini divisi tra la voglia di abbandonarla in cerca di nuove prospettive di vita e l’impulso di rimanere ancorati alle proprie radici.
Per ragioni tutt’altro che razionali, invece, questo libro si è lentamente fatto strada verso le prime nuvole grigie di fine agosto e ora mi sembra perfetto da leggere in un mese di confine come lo è per me settembre.

 

 


[3] Si torna a scuola: un libro che hai iniziato più volte ma che non riesci mai a concludere.

Julian Barnes, Livelli di vita

Purtroppo Livelli di vita di Julian Barnes (Einaudi, 2013).

Ho iniziato ad apprezzare la scrittura di Barnes cinque estati fa attraverso le pagine del meraviglioso Il senso di una fine (Einaudi, 2012) e l’ho ritrovata lo scorso novembre in Il rumore del tempo (Einaudi, 2016).
Tra i due, l’impasse di Livelli di vita: tre storie incentrate sull’aviazione che sfociano in una riflessione sui sentimenti e sull’elaborazione del lutto, tre storie raccolte in un centinaio di pagine; un libro apparentemente leggero in cui però ogni frase è talmente pesante e ricca di significati da costituire un concentrato di idee e di emozioni e da sfuggire a una precisa classificazione letteraria.
Nonostante riconosca a Barnes il merito per una scrittura che riesce a esprimere con parole armoniose ciò che spesso è difficile anche solo pensare, nel caso di Livelli di vita mi mette quasi in difficoltà.
Sarà per questa ragione che nell’arco di due anni, pur avendolo iniziato un paio di volte a distanza di alcuni mesi l’una dall’altra, non sono mai riuscita ad arrivare nemmeno alla fine della prima delle tre storie. Confido nel prossimo tentativo…


[4] Arriva l’autunno: la copertina di un libro che ti ricorda colori autunnali.

Cesare Pavese, La luna e i falò

La luna e i falò di Cesare Pavese (Einaudi, 1950).

Non soltanto i colori, ma l’immagine stessa della copertina di questa edizione e la storia in sé mi fanno pensare alla voce dell’autunno che dialoga coi personaggi e con il lettore, che emerge in mille modi dai loro pensieri e dalle vicende narrate.
Il ritorno al paese d’origine, quel sentirsi estraneo e nostalgico al contempo, la sensazione di ritrovare nella natura e nei luoghi la propria giovinezza ma anche la disillusione: nulla è più come prima, tutto è cambiato anche se in un primo momento quel paese appare identico a come lo si è lasciato.

 

 

 


[5] Iniziano a cadere le foglie: una lettura osannata da tutti ma che a te è caduta in basso.

Paolo Giordano, Il corpo umano

Il corpo umano di Paolo Giordano (Mondadori, 2012).

Non che sia stato realmente osannato ma, in seguito al successo dell’opera prima di Giordano – La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008) – di sicuro l’entusiasmo e l’aspettativa che si percepivano intorno a questo libro erano notevoli.
Io per prima mi aspettavo molto dalla scrittura di Giordano e da una storia incentrata sulla guerra vissuta dal punto di vista corporale, dalle viscere dei soldati, e basata su un reale viaggio dell’autore insieme alle truppe italiane in Afghanistan.

Non so cosa sia andato storto. Forse la scelta di una narrazione al presente nelle parti riguardanti i soldati, sicuramente la lentezza che percepivo pagina dopo pagina, da non escludere anche l’eccessivo entusiasmo personale: fatto sta che il mio segnalibro è rimasto a pagina 154 (praticamente a metà libro).
Non credo ci resterà per sempre, anzi, vorrei riprenderlo in mano prima o poi per provare a capire se, a distanza di anni e in un momento diverso della mia vita, ho ancora qualche possibilità di rivalutarlo.
Al momento, però, la sensazione è quella di una lettura tiepida e deludente.


[6] Riparte la solita routine quotidiana: quali sono le abitudini che metti in atto prima di iniziare a leggere?

Non ho una routine di lettura, anzi. Può capitarmi tranquillamente di prendere in mano un libro e di iniziare a leggerlo camminando per la stanza, in piedi sul treno o in fila da qualche parte.
Gli unici gesti fissi che accompagnano una nuova lettura sono quelli di segnare la data d’inizio sulla prima pagina del libro e di scegliere un segnalibro.
Anche quest’ultimo però non fa parte di una vera e propria routine, nel senso che spesso infilo nel libro la prima cosa che mi capita a tiro: biglietti, scontrini, foglie raccolte camminando, fogli di carta e post-it scritti che puntualmente dimentico di aver lasciato nel libro e che ritrovo per caso dopo averli cercati ovunque.

 


[7] L’uva è il frutto del mese: una serie che hai divorato, chicco dopo chicco, un libro dietro l’altro.

Non ho mai letto serie… Lo so, suona malissimo ma è così.
Una cosa simile mi è però capitata con i libri di Marco Missiroli, anche se non fanno parte di una serie:
uno scrittore che ho scoperto quasi per caso nel giugno 2015 e del quale, nel giro di tre mesi, ho recuperato con una smania spaventosa le altre opere.
Risultato: da due anni non ho più nulla di suo da leggere e un po’ mi sono pentita della mia voracità.


[8] Il freddo è dietro le porte: una lettura che reputi adatta al periodo e che senti di consigliare.

Philip Roth, Pastorale americana

Pastorale americana di Philip Roth (Einaudi, 1998).

C’è un freddo che attraversa le pagine, forse legato alla guerra del Vietnam sullo sfondo, forse inciso nella perdita di un legame familiare che si verifica emotivamente prima ancora che concretamente.
Mi sento quindi di consigliarne la lettura in questo periodo e, perché no, vi consiglio anche la visione della trasposizione cinematografica – American Pastoral (McGregor, 2016) – uscita nelle sale lo scorso ottobre: un film che, a mio parere, ha una compiutezza a sé, indipendentemente dal collegamento diretto con il libro.
Nel caso voleste saperne di più sul film, vi lascio il link alla mia recensione su Ghigliottina: American Pastoral di Ewan McGregor: dal crollo del sogno americano al disincanto familiare).

 


[9] Un nuovo vento arriva e volta le pagine: il libro più scorrevole che abbia mai letto.

Paolo Cognetti, Il ragazzo selvatico

Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti (Terre di Mezzo Editore, 2012).

Più che per assegnargli il primato, chiamo in causa questo libro (attualmente in lettura) per la sorprendente scorrevolezza che non mi aspettavo di trovare.
Anche parlando di montagna, anche quando racconta il bioritmo degli animali e della natura che vi abitano, anche quando ne parla a un lettore che, come me, è tutt’altro che appassionato all’argomento, Cognetti riesce a non annoiarlo, a tenerlo sulla pagina:
riesce a fargli avvertire precisamente quegli scricchiolii, quel clima, quelle ombre di animali che il protagonista vive dentro e fuori dalla sua baita e ci riesce trascinandolo con sé con una leggerezza tale da distoglierlo da qualunque altro pensiero.

 

 


[10] Gli uccelli migrano: un titolo che appena è uscito è subito scomparso dagli scaffali.

Daniel Pennac, Il caso Malaussène

Il caso Malaussène di Daniel Pennac (Feltrinelli, 2017).

Atteso da anni dai lettori e fino all’ultimo lasciato nella suspense da Pennac, il 27 aprile è finalmente arrivato in libreria il settimo capitolo del Ciclo di Malaussène.
Ad essere sincera, anch’io ho contribuito a farlo scomparire dagli scaffali, regalandolo alla mia migliore amica che, casualmente, aveva pensato a sua volta di regalarlo a me!
Ovviamente non ci riusciva di smettere di ridere quando, aprendo i rispettivi regali quasi contemporaneamente, ci siamo rese conto di aver avuto lo stesso pensiero!

 

 

 

 

 

Ora tocca a voi: a quali libri vi fa pensare settembre? Fatemelo sapere nei commenti o riproponete il tag sul vostro blog!

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